Chirurgia plastica

Rinoplastica

LA CHIRURGIA DEL NASO E DEL PROFILO : RINOPLASTICA, RINOSETTOPLASTICA E PROFILOPLASTICA

 

La chirurgia del naso va ben oltre la classica “rinoplastica”. Essa deve tenere in conto la funzione respiratoria, l’aspetto estetico  e nel contempo le relazioni con tutte le strutture anatomiche vicine e del profilo, al punto che talvolta potrebbe rendersi consigliabile un approccio chirurgico a tutto il profilo (naso, mento, bocca, zigomi) portando al più moderno concetto di “profiloplastica”.

 

 

CHE COS’E’ LA CHIRURGIA DEL NASO?

 

La chirurgia del naso o rinoplastica è molto varia. Il chirurgo plastico specializzato in questo tipo di chirurgia ne padroneggia tutte le componenti, sia estetica che funzionale.

 

Estetica del naso: il naso è un  organo centrale del viso, sia in termini di posizione, che di visibilità, nonché come significato simbolico. Quando si decide di intervenire sul naso lo scopo del chirurgo deve essere sempre quello di ottenere un risultato che sia quanto più naturale ed armonioso possibile.

 

Aspetto funzionale del naso: anche in questo caso il ruolo del naso appare centrale, essendo un organo deputato alla respirazione. La chirurgia del naso a scopo funzionale tende infatti a tentare di ripristinare o migliorare la sua funzione di organo respiratorio, come nel caso di una deviazione del setto nasale e/o di un’ipertrofia dei turbinati.

 

 

RINOPLASTICA ESTETICA

 

Quando si esegue un intervento al naso con lo scopo di migliorarne il suo aspetto morfologico, si parla di rinoplastica estetica.

Non tutti i pazienti sono dei buoni candidati all’esecuzione di una rinoplastica. Ciò deve essere attentamente valutato in seno alle visite preoperatorie, onde capire se i risultati realisticamente ottenibili siano coerenti con le aspettative del paziente. Soprattutto nel caso di interventi al naso, ma anche in altre tipologie di intervento, è necessario che chirurgo e paziente si dedichino del tempo a vicenda allo scopo di instaurare il giusto feeling, di comprendere i desideri di chi si sottopone a visita ed aumentare le possibilità di raggiungere il risultato sperato o “ridimensionato”.

Essa può essere volta a correggere il naso nelle sue diverse componenti (punta globosa, gibbo o “gobba” dorsale, narici larghe, aspetto largo del dorso o eccessivamente proiettato del profilo, etc.).

 

Tecniche chirurgiche:

 

Esistono 2 possibili accessi chirurgici, uno posizionato all’interno delle narici (rinoplastica chiusa) ed un altro che prevede una piccola incisione a “scalino” o a “V” del ponte esistente tra le due narici (columella), che viene eseguito con un’incisione columellare esterna (rinoplastica open). Il vantaggio maggiore della tecnica open è dato dalla possibilità di eseguire una serie di dettagli chirurgici quasi impossibili da riprodurre nella rinoplastica chiusa, a fronte di una cicatrice che nel tempo diventa quasi invisibile.

L’intervento si esegue in anestesia generale con una notte di ricovero.

Nella maggior parte di casi, prima della dimissione il paziente sarà liberato dai tamponi nasali posizionati a fine intervento, così da poter riprendere il più precocemente possibile una più agevole respirazione. Bisogna comunque tenere in considerazione il fatto che l’intervento produce delle importanti reazioni infiammatorie nasali che di per sé possono inizialmente ostacolare una normale ed agevole respirazione.

Dopo circa 5 giorni saranno rimossi i punti esterni (quelli interni sono riassorbibili).

Nel giro di 7 giorni sarà rimosso il tutore rigido posizionato sul dorso del naso.

La ripresa della vita sociale è molto veloce con uno sgonfiamento importante del naso durante il primo mese, anche se occorre informare il paziente che esso continuerà lentamente a sgonfiarsi durante tutto il primo anno dopo l’intervento.

 

 

RINOPLASTICA FUNZIONALE (SETTOPLASTICA O RINOSETTOPLASTICA)

 

In questo caso la rinoplastica ha come scopo principale quello di migliorare la funzione nasale respiratoria presente come in casi di ipertrofia dei turbinati, deviazione del setto nasale o insufficienza della valva nasale interna.

Gli accessi chirurgici possono essere gli stessi di una rinoplastica chiusa o open, con medesimi svantaggi e vantaggi ed altri dettagli di tecnica saranno eseguiti a scopo funzionale (ad es. settoplastica con prelievo di porzione del setto, coagulazione dei turbinati etc.)

Anche l’aspetto del postoperatorio può essere più o meno sovrapponibile a quello della rinoplastica estetica.

 

La rinoplastica estetica e funzionale possono essere eseguite nel corso della stessa sessione operatoria (RINOSETTOPLASTICA)

 

 

RINOPLASTICA RICOSTRUTTIVA

 

Essa viene eseguita in caso di demolizioni nasali parziali, subtotali o totali seguenti a tumori o traumi. Le tecniche di chirurgia plastica in questo caso possono essere molteplici e variano di caso in caso a seconda degli eventi che ne hanno causato la necessità di utilizzo.

Una visita accurata, come sempre, sarà dirimente per la comprensione e decisione delle tecniche ricostruttive più adeguate e moderne.

 

 

RINOPLASTICA ETNICA

 

Il cosiddetto naso “etnico” corrisponde al naso asiatico o africano o caucasico qualora abbia delle caratteristiche simili ai primi due.

Questi tipi di naso presentano delle caratteristiche comuni: cartilagini deboli e stirate, ossa corte o piatte, pelle spessa, narici larghe etc.

 

Trattasi di nasi abbastanza caratteristici e caratterizzanti, il cui trattamento consiste nell’utilizzo di tecniche di plicatura cartilaginea e di posizionamento di innesti per ridare al naso il sostegno e la proiezione che gli mancano.

 

 

RINOPLASTICA SECONDARIA

 

La rinoplastica secondaria consiste nella revisione di una rinoplastica precedentemente eseguita di cui il risultato non si è mostrato soddisfacente e che può essere migliorata. Una rinoplastica secondaria non dovrebbe essere mai eseguita prima di almeno un anno dal primo intervento e può essere volta a correggere delle piccole imperfezioni (lievi asimmetrie, piccole depressioni etc.) o ad una revisione totale.

 

A volte, per difetti molto lievi si può intervenire sul naso anche con tecniche di medicina estetica, come le infiltrazioni con acido ialuronico (“RINOFILLER”)

Otoplastica

OTOPLASTICA

 

L’otoplastica è un intervento volto alla correzione delle orecchie prominenti ad ansa, comunemente chiamate orecchie “a sventola”. Può essere eseguita, a seconda delle necessità, su entrambi i lati (otoplastica bilaterale) o su uno solo (otoplastica monolaterale)

Obiettivo principale dell’intervento è quello di ricostituire le fisiologiche pieghe normalmente presenti nell’orecchio, correggere l’eversione del lobo auricolare e riportare il tutto ad una distanza naturale dal cranio.

 

 

COSA CORREGGE L’OTOPLASTICA?

 

L’intervento di otoplastica consente

 

• Di ridurre l’angolo che esiste tra il padiglione auricolare e il cranio quando questo è eccessivo

• Di accentuare il rilievo della cartilagine del padiglione auricolare quando fosse ridotto o addirittura assente

• Di riposizionare un lobo auricolare troppo proiettato in avanti.

 

 

A CHE ETA’ SI PUO ESEGUIRE L’INTERVENTO?

 

L’intervento può essere eseguito già dai 6-7 anni, a completo sviluppo del padiglione auricolare. A questa età si agisce soprattutto per  esigenze di natura psicologica. E’ infatti frequente che dall’inizio del periodo scolare i bambini inizino a percepire un disagio legato agli scherni che subiscono a scuola da parte dei compagnetti.

E’ comunque comune che anche soggetti di età adulta si sottopongano a questo tipo di intervento.

 

 

COME SI ESEGUEL’INTERVENTO E CHE TIPO DI CICATRICI ESITANO?

 

L’intervento si esegue accedendo alle cartilagini attraverso un’incisione che si esegue dietro al padiglione auricolare. In seguito le cartilagini sono indebolite e ne viene favorito il ripiegamento in base all’utilizzo di tecniche chirurgiche che in genere prevedono anche il posizionamento di punti interni a sostenerne la nuova forma.

Le cicatrici sono nascoste dietro l’orecchio nella sua faccia posteriore e per tale ragione una volta ottenuto il riaccollamento desiderato esse non appaiono visibili.

 

 

CHE TIPO DI ANESTESIA E’ NECESSARIA?

 

In genere al di sopra dei 15-16 anni l’intervento è eseguibile in anestesia locale mentre al di sotto di tale età si preferisce associarvi quanto meno una sedazione, se non un’anestesia generale nei soggetti più piccoli.

 

 

COME AVVIENE IL POSTOPERATORIO?

 

Il paziente è dimesso con una medicazione “a casco”, ovvero un bendaggio che fascia la testa e contiene le orecchie nella nuova posizione con una leggera compressione. 1-2 giorni dopo tale medicazione sarà rimossa e sostituita da una fascia elastica (generalmente un po’ più larga di quelle utilizzate dai tennisti) che sarà portata tutto il giorno per una settimana e soltanto la notte durante i primi 30 giorni. Non è in genere necessario rimuovere i punti poiché si utilizzano delle suture riassorbibili con punti intradermici non visibili dall’esterno.

L’intervento in genere non è doloroso, ma ciò è individuale. In ogni caso  i dolori sono controllabili con i comuni antidolorifici che vengono sempre prescritti al momento della dimissione assieme ad una terapia antibiotica.

 

 

QUANDO SI PUO’ APPREZZARE IL RISULTATO POSTOPERATORIO?

 

Il risultato è apprezzabile già dall’indomani, edemi (gonfiori) ed ecchimosi (lividi) sono normali e si risolvono in pochi giorni. Occorrono alcuni mesi perché le orecchie si sgonfino completamente, ma la situazione generale postoperatoria consente una “presentabilità sociale” normale già dopo pochi giorni.

Mastoplastica Additiva

CHIRURGIA ESTETICA DI AUMENTO DEL VOLUME DEL SENO (MASTOPLASTICA ADDITIVA)

 

Questo genere di chirurgia ha lo scopo ti ottenere un aumento del volume del seno sia nei casi in cui costituzionalmente esso sia poco sviluppato (ipotrofia del seno), sia nei casi in cui si desideri avere qualche taglia in più.

Occorre distinguere tra i casi in cui vi sia o meno una concomitante “caduta” del seno con rilassamento della pelle mammaria. Nel caso in cui questa caratteristica fosse presente parleremmo di “ptosi mammaria” ed il trattamento chirurgico consisterebbe in un risollevamento del seno con ridrappeggio della ghiandola e della pelle  (lifting del seno o mastopessi, vedi capitolo apposito) associato ad una mastoplastica additiva.

 

L’aumento del volume del seno si può ottenere in tre modi:

 

• Utilizzo di protesi mammarie

• Riempimento con grasso prelevato dalla stessa paziente

• Riempimento con Macrolane ® (uso attualmente proibito per via dei problemi che può dare nella diagnostica mammaria)

 

 

MASTOPLASTICA ADDITIVA: AUMENTO DEL VOLUME MAMMARIO A MEZZO DI PROTESI MAMMARIE

 

Si tratta senz’altro della metodica di aumento di volume mammario più utilizzata. Il suo scopo può essere quello di incrementare il volume del seno così come di cercare di correggere una malformazione (come il “seno tuberoso”) o un’importante asimmetria mammaria.

 

 

MIGLIORAMENTO DELLE TECNICHE DI MASTOPLASTICA ADDITIVA CON PROTESI MAMMARIE E PROTESI DI ULTIMA GENERAZIONE

 

Le tecniche di mastoplastica additiva si sono negli anni affinate allo scopo di garantire maggiori possibilità di sicurezza, di ottenimento di risultati più naturali e di un ricovero ospedaliero più breve.

Ciò grazie all’impianto di protesi di ultima generazione, tonde o anatomiche, a profilo basso, moderato, alto o extra alto, scelte a seconda della forma di partenza del seno e di ciò che si vuole ottenere.

Tali protesi sono riempite con un gel di silicone coesivo (ovvero non liquido) che consente di ottenere una “morbidezza” naturale alla palpazione.

 

FOTO PROTESI

Quando vengono utilizzati, i drenaggi saranno eliminati il giorno dopo l’intervento grazie all’accurata emostasi (coagulazione di tutti i vasi e capillari sanguigni) durante l’intervento chirurgico.

Oltre all’anestesia generale, è sempre praticata un’anestesia locale del seno, allo scopo di ridurre il dolore postoperatorio e di rendere l’esperienza chirurgica la meno traumatica possibile.

I fili di utilizzati sono completamente riassorbibili, pertanto non occorre eliminare le “suture estetiche”. Questo consente di evitare un altro momento, quello di “togliere i punti”, spesso vissuto con disagio dalle pazienti.

 

 

LE PROTESI HANNO TUTTE LA STESSA QUALITA’?

 

Nella nostra esperienza e sulla base delle certificazioni rilasciate a livello mondiale possiamo ritenere che le protesi in commercio non abbiano assolutamente tutte la stessa qualità. Esistono infatti protesi fabbricate con costi elevati in virtù dell’alta qualità e degli alti costi di fabbricazione dovuti all’elevato standard di sicurezza accanto a protesi costruite secondo criteri commerciali più improntati verso l’abbattimento dei costi, laddove la guerra dei prezzi conduce ad un’inevitabile riduzione di qualità. Le pazienti dovrebbero sempre allertarsi di fronte ad interventi eseguiti a prezzi bassi perché potrebbero essere indice di riduzione di qualità dei materiali e della sicurezza, a meno di non essere conniventi con questo sistema di chirurgia low cost che non farà che aumentare i rischi.

Il modo migliore per valutare la qualità delle protesi è verificare quali certificazioni esse possiedano.

 

 

QUALI SONO LE CERTIFICAZIONI PRINCIPALI CERTIFICAZIONI DI QUALITA’ DELLE PROTESI IN COMMERCIO?

 

Sono fondamentalmente 2 i marchi di qualità: il marchio CE della Comunità Europea ed il marchio FDA (Food and Drug Administration) degli USA. Alcune protesi in commercio possiedono il marchio CE, obbligatorio per il commercio in Europa, ma non posseggono il secondo. Nella nostra pratica, per una maggiore garanzia, utilizziamo esclusivamente le poche marche di protesi che possiedono entrambi i marchi, pertanto le migliori sul mercato mondiale. Il marchio CE è senz’altro sufficiente per la commercializzazione di un prodotto, ma secondo il nostro punto di vista, due certificazioni garantiscono più di una soltanto, pertanto vi diamo un consiglio:

 

“Occhio ai marchi di qualità delle protesi e non cedete alla tentazione della chirurgia low cost!”

 

 

CHE TIPO DI CICATRICE ESISTERA’ DOPO L’INTERVENTO?

 

Questo dipende dal tipo di accesso chirurgico (porta di ingresso per l’inserimento delle protesi) che viene concordato con le pazienti.

Le cicatrici, sempre nascoste in zone meno visibili, possono essere ubicate fondamentalmente in 3 differenti sedi:

 

• sede periareolare: la cicatrice sarà posizionata a livello della metà inferiore della circonferenza dell’areola mammaria. Questa via sarà di possibile esecuzione in dipendenza di alcuni fattori (grandezza dell’areola, pigmentazione dei bordi areolari più o meno netta etc.)

 

• sede sottomammaria: in questo caso la cicatrice sarà localizzata a livello del solco sottomammario o, spesso, qualche millimetro al di sopra, allo scopo di evitare che la cicatrice si possa vedere nel caso in cui la paziente decida di utilizzare, per esempio in spiaggia, un reggiseno più succinto o di evitare, quando la paziente solleva le braccia, che la cicatrice “scappi” fuori dal reggiseno.

 

• sede ascellare: meno frequentemente richiesta ed utilizzata, essa può essere verticale subito dietro al margine del muscolo grande pettorale o orizzontale nel fondo dell’ascella

 

 

 

Tutti e tre i tipi di accesso ed incisione hanno dei pro e dei contro e la disamina di questi durante la visita rappresenterà un momento fondamentale perché la paziente possa scegliere e concordare il tipo di accesso chirurgico e la conseguente cicatrice.

 

 

DOVE SARA’ IMPIANTATA LA PROTESI?

 

Una volta discussa con la paziente “la porta d’ingresso” e la cicatrice che ne esiterà, discuteremo con la paziente il piano di posizionamento delle protesi.

Esistono fondamentalmente 4 tipi di posizionamento: sottoghiandolare, sottofasciale, dual plane e sottomuscolare.

 

Spesso alcune tecniche sono “preferite a priori” rispetto ad altre. Nella nostra filosofia sta il fatto che occorre padroneggiare tutte e quattro le tecniche perché si possa scegliere di utilizzare quella giusta a seconda della paziente e dei suoi desideri, del caso clinico, delle possibilità di ottenimento di un risultato quanto più naturale possibile. In tal caso è il chirurgo che, conoscendo tutte le tecniche a disposizione, si “adatta” al caso clinico e non è la paziente che si “adatta” all’unica tecnica preferita dal chirurgo. Con questo tipo di filosofia, il padroneggiamento di tutte le tecniche, la possibilità di scelta di protesi diverse (tonde, anatomiche, a differenti profili), la mastoplastica additiva diventa un intervento realmente “plastico”, ovvero che si “plasma” sui desideri della paziente e su ciò che la natura le ha dato in termini di forme e proporzioni corporee, con ottenimento di risultati più individuali, naturali e non “in serie”.

 

“Il buon sarto adatta sempre l’abito alle salienze di chi lo richiede e quanto più sarà preciso in questo, tanto più il vestito sarà bello ed in grado di valorizzare chi lo indossa”

 

Condividiamo in pieno questo concetto, che è anche il nostro!

 

Passiamo ad un’analisi più specifica delle differenti tecniche:

 

• Tecnica sottoghiandolare: la protesi è posizionata al di sotto della ghiandola mammaria ed al di sopra del piano muscolare. E’ possibile eseguire questa tecnica se vi siano tessuti (cute e ghiandola) abbastanza spessi da poter consentire quanto più possibile una buona copertura, nonché inferiore visibilità e palpabilità, della protesi mammaria. Dirimente per la scelta della tecnica sarà anche l’esecuzione di un test (pinch test) che eseguiamo durante la visita “pizzicando” e misurando la plicabilità dei vari quadranti mammari della paziente. Se i tessuti sono sufficientemente spessi sarà possibile eseguire questa tecnica. In caso contrario si opterà per l’utilizzo di tecniche che garantiscono una maggiore copertura della protesi.

 

 

 

Nella nostra pratica quotidiana, la tecnica sottoghiandolare è stata praticamente soppiantata dalla tecnica sotto fasciale, la quale presenta tutti i vantaggi della sottoghiandolare, unitamente ad alcuni vantaggi in più e che descriviamo di seguito

 

• Tecnica sottofasciale: la protesi è posizionata non solo sotto la ghiandola ma anche sotto la sottile ma robusta fascia che riveste la faccia anteriore del muscolo grande pettorale. Si tratta di una tecnica moderna descritta da Ruth Graf e che, secondo diversi lavori presenti in letteratura scientifica, nonché secondo la nostra ormai ampia casistica clinica, consente di nascondere maggiormente i bordi dell’impianto, di ottenere una forma più naturale grazie all’effetto “tenda” che la fascia, struttura robusta benché sottile, riesce a dare alla ghiandola che viene “tesa” al di sopra. Inoltre la fascia riduce il rischio di dislocazione (spostamento) della protesi, di visibilità di pieghe (rippling) e, secondo alcuni lavori scientifici, di contrattura capsulare, rispetto alla tecnica sottoghiandolare.

 

 

 

• Tecnica Sottomuscolare: la protesi è posizionata al di sotto del muscolo pettorale. Questa tecnica è utilizzata quando i tessuti cutaneo-ghiandolari sono poco rappresentati (ipotrofia) o molto poco rappresentati (atrofia). In tal modo, il muscolo permette, in alcuni settori mammari, una migliore copertura e minore visibilità e palpabilità della protesi, una minore visibilità di pieghe protesiche (rippling) e, secondo alcuni studi non da tutti condivisi, una minore probabilità di contrattura capsulare. Si tratta di una tecnica generalmente riportata come più dolorosa.

 

Nella nostra pratica clinica, con un’adeguata infiltrazione anestetica locale ed un’adeguata terapia antidolorifica, non vi sono particolari differenze per ciò che concerne il dolore tra le differenti tecniche. Nella maggior parte dei casi le esperienze postoperatorie sono molto positive e consentono anche un precoce reingresso al lavoro di quelle donne che svolgono una professione prevalentemente di natura intellettuale e che non richieda sforzi di natura fisica.

 

 

 

• Tecnica Dual Plane: la protesi è posizionata sotto il muscolo pettorale nella sua porzione superiore e sotto la ghiandola mammaria nella sua parte inferiore.

Si tratta di una tecnica che consente una migliore copertura della protesi nelle porzioni superiore ed interna quando vi sia una certa quantità di ghiandola mammaria.

Non essendo inoltre la protesi costretta dalle fibre più basse del muscolo pettorale, essa può discendere in una posizione più naturale, non essendo “spremuta” dal muscolo, riducendo così la tensione muscolare ed il conseguente dolore, nonché il rischio di anomala risalita dell’impianto (maggiore nella tecnica sottomuscolare).

 

 

 

CHE TIPO DI ANESTESIA E’ UTILIZZATA?

 

Più frequentemente è utilizzata un’anestesia generale, che consente un’esperienza più gradevole ed è molto ben tollerata. Una mastoplastica additiva classica ha una durata media di circa 1 ora. Come già detto, allo scopo di diminuire il dolore postoperatorio, eseguiamo sistematicamente un’infiltrazione mammaria con anestetico locale poco prima di iniziare l’intervento. In caso di piccole mastoplastiche additive, si può anche ipotizzare di eseguirle in anestesia locale con una sedazione eseguita dall’anestesista.

 

 

COME OCCORRE PREPARARSI ALL’INTERVENTO CHIRURGICO E COSA CI SI DEVE ASPETTARE NEL POSTOPERATORIO?

 

Indispensabile è l’esecuzione di più visite preoperatorie e di una durata tale da consentire l’instaurazione di un reciproco sentimento di fiducia medico-paziente, di poter valutare lo stato di salute a mezzo di una corretta anamnesi del paziente (anamnesi: serie di domande volte a conoscere la storia del paziente da un punto di vista socio-sanitario), di valutare aspettative e desideri.

La paziente fumatrice verrà invitata ad interrompere il fumo di sigaretta almeno 3 settimane prima dell’intervento onde diminuire i rischi di guarigione. Sarà importante anche evitare di assumere aspirina, anticoagulanti ed antinfiammatori a partire da due settimane prima dell’intervento. Per pazienti che hanno problemi di coagulazione il caso andrà discusso con l’anestesista e l’ematologo che segue la paziente al fine di permettere l’intervento con il rischio più basso possibile. Sarà inoltre richiesto alla paziente di sospendere l’assunzione di contraccettivi orali per ridurre il rischio trombo embolico.

Tra gli esami prescritti vi saranno routinariamente:

-esami ematochimici di routine

-elettrocardiogramma con visita cardiologica

-radiografia del torace a seconda dell’età e se fumi o meno

-ecografia del seno e/o mammografia a seconda del tipo di seno e dell’età della paziente

-eventuali esami specifici e/o consulenze specialistiche a seconda della storia clinica del paziente.

Sarà prescritto alla paziente inoltre un reggiseno speciale contenitivo appositamente studiato per rendere più confortevole la medicazione postoperatoria e ridurre il rischio di spostamento della protesi nelle prime due settimane dall’intervento.

 

E’ nostra abitudine consegnare alla paziente un opuscolo informativo ed un consenso informato per una serena lettura domiciliare cui seguirà una rilettura e discussione in nostra presenza. Durante queste fasi la paziente avrà l’opportunità di formulare quesiti, esprimere perplessità e dirimere ogni dubbio.

 

Una volta eseguito l’intervento la paziente dormirà in clinica per una notte in una camera doppia in esclusiva. Qualora lo desiderasse, la paziente può portare a dormire in stanza con sé una persona di sua fiducia. Se saranno utilizzati dei drenaggi, questi verranno con buona probabilità rimossi il giorno dopo, prima della dimissione.

La paziente riceverà un foglio di dimissione con tutte le principali indicazioni sulla terapia da eseguire a domicilio e sul comportamento da seguire. Tali informazioni saranno integrate da informazioni ancor più dettagliate già fornite nel corso delle visite preoperatorie e ribadite al momento della dimissione.

Durante la prima settimana è nostra abitudine contattare telefonicamente ed a cadenza pressoché quotidiana la paziente, allo scopo di conoscere il suo stato di salute e di eseguire uno stretto monitoraggio, anche psicologico. Le visite eseguite durante la prima settimana dipendono dall’andamento dello stesso postoperatorio. La paziente sarà poi rivista ad un mese di distanza, a tre mesi e di seguito annualmente a seconda delle necessità.

 

 

ESISTONO DEI RISCHI CONNESSI ALL’INTERVENTO CHIRURGICO?

 

Come per qualsiasi intervento, per quanto rare e nella maggioranza dei casi risolvibili, possono esserci delle complicanze generali o specifiche legate alle protesi. Queste saranno prese in considerazione e diffusamente discusse al momento della visita e della consegna del materiale informativo e dell’opuscolo informato. Se lo desidera, può già scaricare il consenso cliccando sul seguente Link:

 

 

 

 

MASTOPLASTICA ADDITIVA: AUMENTO DEL VOLUME DEL SENO A MEZZO DI ACIDO IALURONICO MACROLANE®

 

L’uso del Macrolane, acido ialuronico appositamente studiato per  il riempimento di grandi volumi,  è attualmente proibito in Italia a causa delle problematiche che può creare nella diagnostica delle patologie mammarie in corso di ecografia o mammografia. 

Lipofilling

AUMENTO DEL VOLUME DEL SENO CON AUTOTRAPIANTO DI GRASSO (LIPOFILLING / LIPOSTRUTTURA DEL SENO)

 

L’aumento del volume del seno con la tecnica del lipofilling, ovvero l’iniezione di grasso prelevato dal seno della stessa paziente, rappresenta con buona probabilità l’evento più rivoluzionario per la chirurgia estetica degli anni a venire.

Questa tecnica, chiamata lipofilling o lipostruttura, è ben nota nel campo sia della chirurgia estetica che di quella ricostruttiva perché già utilizzata allo scopo di riempire depressioni o ricreare volumi insufficienti (v. collegamento).

Per ciò che concerne il suo utilizzo nel seno, questa tecnica è stata ed è attualmente oggetto di studio e verifiche per via dell’iniziale sospetto che ad essa potesse essere associato un rischio aumentato di tumore del seno.

A partire dal 2009 il lipofilling per l’aumento del seno è stato autorizzato dalla serissima Società Americana di Chirurgia Plastica (American Society of Plastic Surgery)

Dal 2011 anche la Società Francese di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica ne ha autorizzato l’utilizzo fissando delle linee guida.

Attualmente il lipofilling è utilizzato a livello mondiale sia nel campo della chirurgia ricostruttiva del seno a seguito di amputazioni post-tumorali, sia nel campo della chirurgia estetica di aumento del seno.

Il lipofilling del seno si esegue con tecniche di prelievo, preparazione del grasso e reiniezione simili a quelle che si utilizzano nelle procedure di riempimento.

v. lipofilling e lipostruttura

 

 

QUANDO SI PUO’ ESEGUIRE UN LIPOFILLING DEL SENO?

 

Attualmente le indicazioni all’utilizzo di tale procedura sono legate alla disponibilità di grasso ed alle aspettative della paziente, la quale potrà aspirare a volumi non paragonabili a quelli ottenibili con le protesi e in alcuni casi dovrà considerare la possibilità di eseguire più sessioni di lipofilling. Il grasso attecchito sarà infatti considerabile come “definitivo”, ma potrebbe essere necessario eseguire degli ulteriori lipofilling per poter raggiungere un risultato più soddisfacente. Infatti la quantità di grasso attecchito può variare da caso a caso.

Blefaroplastica

BLEFAROPLASTICA SUPERIORE: TECNICHE DI RINGIOVANIMENTO DELLE PALPEBRE SUPERIORI

 

Con l’invecchiamento, la pelle tende a rilassarsi ed appare a livello della palpebra superiore un eccesso, una vera e propria “tenda cutanea”, che può arrivare a toccare il bordo delle ciglia ed in alcuni casi a ridurre anche il campo visivo, dando in ogni caso un aspetto appesantito ed invecchiato a questa regione. Talvolta possono essere presente delle borse adipose, in particolare verso l’angolo interno dell’occhio. Obiettivo della blefaroplastica superiore è correggere i suddetti aspetti.

La tecnica consiste nella rimozione dell’eccesso palpebrale e delle eventuali borse ad esso associate. Si tratta di un intervento abbastanza rapido di 30-60 minuti, eseguibile nella maggior parte dei casi in anestesia locale o, se lo si preferisce, con una piccola sedazione.

Non è necessario il ricovero ed il paziente può rientrare al proprio domicilio il giorno stesso dell’intervento.

Anche il postoperatorio è abbastanza rapido, con un riassorbimento degli edemi nel giro di 4-5 giorni e dei lividi in circa 7 giorni.

I punti sono rimossi dopo 3-5 giorni, a meno che non si sia eseguita una sutura intradermica con filo riassorbibile: in tal caso non occorrerà rimuovere i punti ma sarà sufficiente tagliare le code di ingresso e di uscita della sutura.

La cicatrice residua cadrà nel solco palpebrale e nel giro di poco tempo diventa praticamente invisibile.

 

BLEFAROPLASTICA INFERIORE: TECNICHE DI RINGIOVANIMENTO DELLE PALPEBRE INFERIORI

 

Col passare del tempo, a livello delle palpebre inferiori possono apparire delle borse di grasso così come un eccesso cutaneo con avvizzimento della cute.

La blefaroplastica inferiore può essere eseguita per via cutanea o per via transcongiuntivale.

 

BLEFAROPLASTICA INFERIORE PER VIA CUTANEA

 

è la tecnica maggiormente utilizzata ed utilizza come accesso un’incisione immediatamente al di sotto delle ciglia. Un tempo la tecnica prevedeva un’asportazione delle borse adipose; nel tempo si è visto che questo approccio può secondariamente causare un aspetto infossato della regione orbitaria.

Attualmente l’approccio più utilizzato prevede la redistribuzione delle borse adipose, con rimozione minima, se necessaria, in casi selezionati.

La cute in eccesso è rimossa con molta attenzione e in quantità modica onde evitare che si possa avere un’eversione palpebrale secondaria (ectropion: stiramento della palpebra verso il basso).

Durante la blefaroplastica inferiore possono essere eseguite varie tecniche aggiuntive, se necessario, allo scopo di risollevare lo zigomo, sollevare l’angolo esterno dell’occhio (cantopessi), utilizzo di lembetti muscolari per restituire una tensione più naturale alla palpebra etc.

Con questa tecnica è possibile ridare un maggior turgore alla palpebra, ma essa non è in grado di ridurre le rughe perioculari, le cosiddette “zampe di gallina”, che sono oggi trattate con la tossina botulinica o con specifici acidi ialuronici.

L’intervento ha una durata di circa un’ora e può essere eseguita in anestesia locale, ma a seconda delle tecniche necessarie potrebbe durare di più, richiedere una sedazione o anche un’anestesia generale. Da questo dipenderà la necessità o meno di trattenere il paziente nella struttura ospedaliera per almeno una notte.

Anche in questo caso la cicatrice residua nel giro di poco tempo è in genere praticamente invisibile.

 

BLEFAROPLASTICA INFERIORE PER VIA TRANSCONGIUNTIVALE

 

Essa viene utilizzata in particolare in pazienti giovani con importanti borse adipose e prevede un accesso dall’interno della palpebra senza cicatrici esterne. Con questa tecnica non sarà pertanto possibile rimuovere in nessuna misura l’eccesso cutaneo.

 

BLEFAROPLASTICA ADDITIVA CON AUTOTRAPIANTO DI GRASSO/LIPOFILLING

 

La tecnica del lipofilling, ovvero dell’autotrapianto di grasso, è oggi talvolta utilizzata in corso di blefaroplastica in quei casi in cui occorra aggiungere tessuto e dare volume, come per esempio quando la palpebra inferiore appare depressa, poco tonica e con accentuazione del bordo orbitario.

 

RIDUZIONE DELLE RUGHE ATTORNO AGLI OCCHI

 

Le rughe attorno agli occhi si evidenziano nel tempo a causa dell’assottigliamento, rilassamento e riduzione di elasticità della cute e dell’azione dei muscoli orbicolari, corrugatori e proceri (zampe di gallina e rughe glabellari alla radice del naso tra le due sopracciglia).

Il trattamento di queste rughe è diventato di pertinenza quasi esclusiva della tossina botulinica, che ne favorisce una distensione. Qualora dovessero residuare delle rughe, queste potranno poi essere trattate anche con dell’acido ialuronico. (vedi)

 

TRATTAMENTO DELL’OCCHIO CON ASPETTO INCAVATO E DELLE OCCHIAIE

 

Assistiamo a una situazione di occhio incavato in quei casi in cui la palpebra inferiore appare depressa e poco tonica con accentuazione del bordo orbitario. Il trattamento può, a seconda dei casi, consistere in una blefaroplastica inferiore, un lipofilling o un riempimento con acido ialuronico.

Le occhiaie, invece, possono essere determinate o dall’accumulo di metaboliti pigmentati dell’emoglobina a livello della palpebra inferiore che ne provocano un incupimento o dall’aspetto avvizzito della palpebra e rugosa che , a seconda della luce, assume un aspetto perennemente ombreggiato (pseudo-occhiaia). Nel caso dell’occhiaia possono essere tentate terapie come peeling o laser, con risultati spesso deludenti. Nel caso della pseudo-occhiaia, l’intervento di elezione è la blefaroplastica inferiore.

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